Cassazione penale, Sez. III, 25 settembre 2018, n. 41269
L’ampliamento della volumetria, pur a sagoma invariata, non è un intervento di “manutenzione ordinaria o straordinaria”. 

Non sono in alcun modo suscettibili di sanatoria le opere abusive di cui ai numeri 1, 2 e 3 dell'allegato 1 alla legge 24 novembre 2003, n. 326 (cd. abusi maggiori), realizzate su immobili soggetti a vincolo paesaggistico, a prescindere dal fatto che si tratti di interventi conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti strumenti urbanistici e al fatto che il vincolo non comporti l'inedificabilità assoluta dell'area. Sono invece sanabili, se conformi a detti strumenti urbanistici, solo gli interventi cd. minori di cui ai numeri 4, 5 e 6, dell'allegato 1 al d.l. n. 326, cit. (restauro, risanamento conservativo, manutenzione straordinaria), previo parere della autorità preposta alla tutela del vincolo.

Il tema affrontato dalla Cassazione penale con la sentenza in esame attiene alla possibilità della sanatoria degli interventi edilizi, con particolare riferimento agli ampliamenti di volumetria che non comportano alterazioni della sagoma.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva rigettato l’istanza di revoca o sospensione dell’ordine di demolizione ingiunto dal pubblico ministero in esecuzione di una sentenza irrevocabile.

Avverso tale ordinanza, l’interessato proponeva ricorso per cassazione, sostenendo che l'intervento edilizio (consistito nell'ampliamento del secondo piano, nella ristrutturazione della porzione già esistente e nella realizzazione di due balconi esterni) era stato classificato dalla Regione come intervento di parziale difformità ed era classificabile come intervento di "manutenzione ordinaria o straordinaria" ai sensi dell'art. 3, lett. d) d.P.R. n. 380 del 2001.

La Cassazione penale, con sentenza n. 41269 del 25 settembre 2018, ha respinto il ricorso, ricordando che: “ai sensi dell'art. 32, commi 26, lett. a), e 27, lett. d), d.l. 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e dell'allegato 1, non sono in alcun modo suscettibili di sanatoria le opere abusive di cui ai numeri 1, 2 e 3 dell'allegato 1 alla citata legge (cd. abusi maggiori), realizzate su immobili soggetti a vincolo (per quanto qui rileva) paesaggistico, a prescindere dal fatto che (ad anche se) si tratti di interventi conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti strumenti urbanistici e al fatto che il vincolo non comporti l'inedificabilità assoluta dell'area. Sono invece sanabili, se conformi a detti strumenti urbanistici, solo gli interventi cd. minori di cui ai numeri 4, 5 e 6, dell'allegato 1 al d.l. n. 326, cit. (restauro, risanamento conservativo, manutenzione straordinaria), previo parere della autorità preposta alla tutela del vincolo”.

La Corte ha, infine, sostenuto che “l’ampliamento del secondo piano del fabbricato preesistente, la ristrutturazione di una porzione del medesimo fabbricato e la realizzazione ex novo di due balconi esterni, costituiscono interventi che, nel loro insieme, in alcun modo possono essere ritenuti "minori" ai sensi dei numeri 4, 5 e 6, dell'allegato 1 al d.l. n. 326, cit.. Osta alla qualificazione degli interventi come "manutenzione ordinaria o straordinaria" di cui all'art. 3, lett. a) e b), d.P.R. n. 380 del 2001, l'ampliamento della volumetria del fabbricato, essendo irrilevante la circostanza che la sagoma sia rimasta la stessa”.

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