Cassazione penale, Sez. III, 4 settembre 2018, n. 39679
Occupazione abusiva del suolo demaniale. 

I reati edilizi e l’occupazione abusiva di spazio demaniale sono posti a tutela di beni aventi diversa oggettività giuridica.

Il tema affrontato dalla Cassazione penale con la sentenza in esame attiene al rapporto tra il reato urbanistico e paesaggistico e l’abusiva occupazione dello spazio demaniale marittimo.

Nel caso in esame, la Corte d'appello riteneva l’imputato colpevole dei reati di cui all'art. 44, comma 1, lett. c), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 ed all'art. 1161 cod. nav., per non aver rimosso le opere autorizzate con un permesso di costruire stagionale e realizzate sul demanio marittimo, in tal modo trasformando dette strutture in permanenti in assenza del permesso di costruire non stagionale con occupazione abusiva del suolo demaniale.

Successivamente, la Cassazione penale, con sentenza n. 39679 del 4 settembre 2018, ha accolto il ricorso, precisando che: “al di là della liceità o meno della condotta di mantenimento delle opere oltre l'autorizzato periodo stagionale sui diversi piani del reato urbanistico e paesaggistico - l'unico termine di paragone per valutare la sussistenza del reato previsto dall'art. 1161 cod. nav. è la concessione demaniale di cui all'art. 36 cod. nav. L'addebito al proposito contestato in imputazione, del resto, è stato riferito all'aver «abusivamente mantenuto, oltre il termine di validità autorizzato, dette opere su area demaniale in concessione». Questa Corte ha già chiarito che l'occupazione dello spazio demaniale marittimo è "arbitraria" ed integra il reato di cui all'art. 1161 cod. nav. se non legittimata da un valido ed efficace titolo concessorio, rilasciato in precedenza e non surrogabile da altri atti, ovvero allorquando sia scaduto o inefficace il provvedimento abilitativo (Sez. 3, n. 4763 del 24/11/2017, dep. 2018, Pipitone, Rv. 272031), sicché è ben possibile che l'occupazione del demanio non sia arbitraria, perché legittimata dal prescritto provvedimento concessorio, e che sussistano però il reato urbanistico e/o quello paesaggistico per essere state realizzate (o mantenute oltre il termine) opere non autorizzate dal Comune e/o dalla competente autorità regionale. I relativi reati, di fatti, presidiano la tutela di beni aventi diversa oggettività giuridica, sicché, se da un lato possono concorrere qualora manchi qualsiasi tipo di autorizzazione, d'altro lato la valutazione della liceità della medesima condotta naturalistica - se autorizzata su un versante, ma non su un altro - può condurre a conclusioni differenti circa la sussistenza dei diversi illeciti (cfr. Sez. 3, n. 30171 del 04/06/2015, Serafini, Rv. 264393; Sez. 3, n. 5461 del 04/12/2013, dep. 2014, Caldaroni, Rv. 258692)”.

Pertanto, la sentenza impugnata deve essere annullata, ma, essendo nel frattempo maturata la prescrizione della contravvenzione (per decorso del termine quinquennale dal conseguimento dei titoli che hanno consentito il mantenimento permanente delle opere) l'annullamento è stato effettuato senza rinvio per essere il reato estinto per prescrizione.

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